Sulla felicità, lettera aperta a Farinetti

Io questi che passano la vita ad essere anti qualcosa non li invidio. Non sono persone felici. Comunque vengano a dirci dove sbagliamo e ci dicano come cambiare. Li ascolteremo”.
Oscar Farinetti, 11 febbraio 2014

 

Tu ci dici, Farinetti, che non siamo persone felici, perché passiamo la vita a fare cose ‘anti’.

Dici che non ci invidi, e paternalisticamente ci inviti a spiegarti dove sbagli, promettendo che ci ascolterai.

Ma noi non abbiamo tempo, Oscar; non abbiamo tempo da perdere con i tuoi giochini retorici.

Abbiamo da coltivare la nostra esigente felicità.

Abbiamo pranzi anche noi da preparare, ma senza i tuoi cuochi milionari.

In quei pranzi mangiamo prodotti di cui conosciamo la storia; il pane che dividiamo viene da un forno clandestino; chi coltiva gli ortaggi e chi inforna il pane ha storie da raccontare che non ci stanno in uno dei tuoi stucchevoli cartelloni pubblicitari.

Abbiamo pranzi da preparare e da consumare con i compagni e le compagne.

Conosci bene la parola compagno, vero Farinetti? È chi divide il pane con te, cum-panis. I tuoi compagni sono i banchieri come Chiamparino, presidente della Compagnia di San Paolo, primo azionista della prima banca italiana, Intesa-Sanpaolo. I tuoi compagni sono i dirigenti della cooperazione rossa, colosso degli affari e della commistione tra politica e denaro. Il tuo compagno preferito è il Berlusconi ringiovanito ora presidente del consiglio. Questi sono coloro con cui tu dividi il pane, i tuoi compagni. Con questi compagni e compagne siete felici.

Ma cos’è la vostra felicità? Trovare un nuovo terreno che il compagno amministratore renderà edificabile per farci un po’ di speculazione?

La nostra felicità è quando un gruppo di contadini e contadini trova un buon terreno. O meglio ancora: quando si consolida un’occupazione di terre.

E quando siete a tavola e vi dividete il pane, per cosa brindate?

Per aver schiacciato i sindacati cattivi, cioè quelli che fanno davvero i sindacati, e ottenuto per i facchini un contratto peggiorativo?

Noi brindiamo quando quei lavoratori ottengono un risultato – ma teniamo le bottiglie migliori per quando saranno padroni del loro stesso lavoro.

Voi brindate per una nuova campagna di marketing, Farinetti?

Noi brindiamo quando la demistificazione e la controinformazione si diffonde, contamina discorsi anche di persone lontane da noi, genera riflessioni critiche – come sta accadendo sul F.I.Co.

Voi brindate perché tra patrimonio pubblico e banche e affaristi mettete insieme 100 milioni in pochi mesi per fare una ridicola Disneyland del cibo; voi brindate da anni per i soldi prelevati ai cittadini per regalarli al TAV: 13 miliardi in un colpo solo dati dall’amico e compagno Prodi nel 2007, tanto per fare un esempio.

Noi brindiamo perché in poche settimane abbiamo raccolto 220.000 euro per le spese legali di chi si oppone proprio a questa Grande Opera, la vostra preferita. Brindiamo ma non ne siamo felici, perché quelle spese legali dimostrano la persecuzione di chi difende il proprio territorio e le proprie condizioni di vita, persecuzione con richieste di danni pretestuose e peggio ancora con accuse penali smisurate e prive di senso della storia e del pudore.

Sì, a volte, Farinetti, riuscite a renderci infelici, questo è vero.

E in fondo è questo il vostro scopo, che ve ne rendiate conto o no: fare di tutti dei consumatori perennemente infelici e affamati. Degli zombi che sognano Steve Jobs.

Ma noi resistiamo a questo sogno e questo incubo.

Noi resistiamo e la nostra felicità, la nostra esigente felicità, rimane in cammino e andrà più lontano della vostra, Oscar.

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