Quando il F.I.CO. non è più dolce come ti avevano promesso…

fichi marciNelle ultime settimane i quotidiani locali hanno descritto, quasi a cadenza giornaliera, i passaggi della nuova saga “Grossisti Caab vs. F.I.Co.” Proviamo un secondo a farne un breve riassunto…poi perché, si sa, i battibecchi alla lunga annoiano e finisce che qualche passaggio si perde.

Il 16 gennaio Oscar Farinetti si sveglia e pensa che il mese di novembre sia un mese triste, nuvoloso, piovoso e non adatto, certamente, ad essere la cornice temporale di un’inaugurazione come quella del mega parco agroalimentare EatalyWorld o F.I.Co. (o come si inventeranno di rinominarlo ancora nei prossimi mesi). Oscar, evidentemente, ama i colori, i profumi, la primavera…meglio far slittare a maggio la mega apertura“con i prati in fiore”. E’ una questione di estetica, di narrazione…non certo perché si stiano incrinando i rapporti tra promotori, lavoratori, grossisti, investitori, costruttori ed amministrazione.

Così si scopre che poco importa la tanto osannata connessione tra il giorno di chiusura di Expo2015 (31 ottobre 2015) e l’inaugurazione del mega baraccone dell’agroalimentare bolognese, che poco importa avere l’indispensabile trenino F.I.CO. dalla prima giornata di apertura dei cancelli e tutto ciò perché si sono fatti, molti mesi fa, i conti senza l’oste!

I mesi che ci attendono, come sostiene il patron di Eataly, sono necessari alla “pesca”, ovvero alla ricerca di quanti più soggetti possibili, pubblici o privati che siano, da poter incastrare nella rete di F.I.CO. perché come insegna Expo, anche in F.I.CO. c’è posto per tutti!

Succede che gli investitori, i primi a cadere/credere nella rete farinettiana, iniziano a chiedersi il perché dei ritardi sull’avvio del cantiere e così entra in scena la rassicurante Tiziana Primori, dirigente di Coop Adriatica e amministratore delegato della società Eataly World Bologna, per smentire in toto le affermazioni di Farinetti.

A Bologna si deve credere che va tutto bene, che i tempi sono giusti, che i ritardi non ci sono perché questa città ha già investito su questo progetto, e non poco!

Le confortanti dichiarazioni di Primori e Segrè però non sono sufficienti a riportare la quiete tra i rami alti di F.I.CO. quindi il 21 gennaio arrivano 8 milioni di euro stanziati dall’Epap, la cassa di previdenza degli agronomi e dei forestali.

Bene, ora che altri soldi sono arrivati ad ingrossare il fondo per costruire Eataly World Bologna si può iniziare con il cantiere, o forse no? Intanto nell’immenso Caab, l’area di interesse, hanno messo una transenna di una decina di metri, poi si vedrà.

Il nodo del problema è il Caab, o meglio chi ci lavora dentro. Infatti, per poter costruire il parco agroalimentare nelle strutture fino ad ora occupate dal centro agroalimentare di Bologna è necessario che l’intera attività del Caab sia trasferita da un’altra parte. All’inizio della storia i grossisti del Caab erano stati addolciti dalle promesse di F.I.CO. (trasferimento a costo zero in un secondo stabile da costruire a spese della futura disneyland del cibo) ma poi qualcosa si è inceppato. La scaramuccia verte su chi debba pagare i costi del trasferimento ma anche sulle dimensioni della nuova struttura che dovrebbe ospitare il Caab, sottostimata a detta dei grossisti.

Ora a colpi di avvocati, incontri, trattative ed accordi si attende per vedere fino a che punto Farinetti&co. abbiano mangiato, bevuto e goduto senza prima fare i conti con l’oste.

Segrè, presidente di Caab e promotore di F.I.CO., alza i toni e promette che i cantieri inizieranno, con o senza l’accordo con i grossisti, lunedì 2 febbraio perché la macchina è già stata messa in moto e sono già stati investiti parecchi soldi (oltre 100 milioni). I grossisti chiedono 10 giorni in più.

Insomma, F.I.CO. si deve fare perché la decisione è stata già presa, si tratta solo di capire come.

I tempi sono importanti e devono essere rispettati e se lungo il percorso sorgeranno degli ostacoli si troverà sicuramente il modo di aggirarli.

F.I.CO. è stato presentato come un’occasione unica da non perdere per la città di Bologna, come una possibilità per l’Emilia e per le altre regioni italiane di far finalmente risaltare le proprie eccellenze enogastronomiche, come un’ancora di salvezza per chi ad oggi è in cerca di un posto di lavoro, come la possibilità di ridisegnare, cementificando, uno dei quartieri più popolari e periferici della città.

Ma dietro questo grande progetto, in cui il pubblico si piega ai voleri del privato, si celano dinamiche di speculazione e guadagno ai danni dei singoli territori e di chi questi territori li vive.

Il modello per cui grandi opere ed eventi, come Expo 2015, si muovono è lo stesso e mira all’arricchimento di pochi, a scapito di una collettività varia e molteplice.

Expo 2015 è debito, cemento e precarietà e se Expo fa scuola, i promotori di F.I.CO. sono tra i primi della classe.

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